
Reviews
1256Avventura piacevolissima e coinvolgente, Flint: Treasure of Oblivion arriva all’obiettivo senza stravolgere tuttavia il genere e non inventandosi nulla di particolarmente nuovo nello scenario dei tattici con elementi RPG. Rimescola le carte in tavola prendendo ispirazione da Baldur’s Gate 3, inserendo la meccanica dei dadi e, nel frattempo, dettaglia una storia intensa tirata a lucido per arrivare a più giocatori possibili. Se non avete letto L’Isola del Tesoro, volete avvicinarvi a Stevenson e poi acquistare questo giochillo qua, allora questa avventura potrebbe regalarvi delle emozioni inaspettate.
Fairy Tail 2 migliora il sistema di combattimento, ora chiaramente più action, ma sbaglia a creare una struttura ludica senza profondità e con pochi lati positivi al suo interno. Si tratta di un’avventura piuttosto compassata, che riesce comunque a intrattenere ma non a stravolgere le carte in tavola.
The Spirit of the Samurai è un po’ quel gioco che facilmente si etichetta come occasione sprecata, proprio in virtù delle tante idee che presenta, sia sul fronte tecnico che artistico, per poi scoprire che è tutto fumo negli occhi e tolte quelle due o tre idee ben innestate, il resto dell’esperienza è un reiterare continuamente quelle meccaniche per diverse ore.
Legacy of Kain: Soul Reaver 1&2 Remastered è come il dilemma della moneta. Da un lato abbiamo due videogiochi che sono delle vere e proprie pietre miliari dell’intrattenimento videoludico, fino a questo momento impossibili da fruire in maniera accettabile. Se la moneta fosse caduta da questo lato, i Soul Reaver sarebbero stati condannati all’oblio. Dall’altro lato abbiamo una remaster che si limita ad apportare solo le modifiche indispensabili alla fruizione sulle piattaforme moderne: lo stretto necessario, il compitino. In ogni caso, testa o croce, il gioco è truccato e non vince nessuno. Mi piacerebbe pensare che possa esserci una terza opzione, un segreto monumentale nascosto da qualche parte, ma la verità è che non possiamo far altro che accontentarci di questa doppia remaster e sperare che la serie prosegua.
C’è voluto un po’, ma alla fine Fate of Atlantis può cedere il suo scettro: Indiana Jones e l’Antico Cerchio è il miglior videogioco dedicato all’archeologo con la frusta, un vero kolossal cinematografico tutto da giocare. Tecnicamente e artisticamente glorioso, mostra qualche incertezza sul fronte delle missioni secondarie non sempre interessanti e qualche meccanica che poteva essere sviluppata con maggior criterio. Tutto il resto è puro amore per il mondo di Indiana Jones.
Fantasian Neo Dimension è un titolo che necessita di essere giocato, sviscerato e portato all’attenzione di tutti. Non c’è nulla di nuovo, tranne un paio di meccaniche interessanti, ma la realizzazione estetica come musicale è di primissima qualità, al netto di quello che è un gioco realizzato con n budget estremamente ridotto. Di questa situazione ne hanno fatto virtù, spremendo ogni singola esperienza in forza a Mistwalker e restituendo un JRPG decisamente notevole.
Alaloth: Champions of the Four Kingdoms è un action RPG che prende lo stile grafico di Baldur’s Gate e Pillars of Eternity arricchendolo con un sistema di combattimenti molto più impegnativo della media, rendendo vano ogni approccio incentrato sul button mashing e obbligandoci a utilizzare, una volta tanto, tutte le abilità che il gioco mette a disposizione. Nonostante siano stati inseriti tutti gli elementi tipici dei giochi di ruolo, è stata usata una certa parsimonia nella varietà di opzioni per non spaventare chi non ama perdersi in centinaia di statistiche, rendendo l’abilità con la spada più importante del punto abilità piazzato su una determinata caratteristica.
Uno dei giochi più amati è finalmente tornato, non senza qualche difetto ma stracolmo di contenuti in grado di incollarci al monitor per le settimane a venire. Un open world fantastico, vivo, popolato da NPC credibili che ci accompagneranno lungo una storia ben narrata con varie side quest da affrontare per ottenere un particolare oggetto o per il solo piacere di esplorare la Zona. Mappe ottimamente realizzate, degne di uno shooter PvP (in termini qualitativi, il gioco al momento è solo single player), vanno a braccetto con atmosfera e gameplay da survival horror. Alcuni aspetti, quali il crafting e la gestione del cibo, sono appena abbozzati, ma S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl riuscirà a far breccia nel cuore di tutti gli appassionati di first person RPG.
Killing Time: Resurrected è il perfetto binomio tra esplorazione e sparatorie all’ultimo grido. Nightdive Studios è stata capace un’altra volta di migliorare un videogioco e di farlo esaltare, ammodernando alcune cosucce lato gunplay e proponendo delle animazioni realmente belle da vedere. Potrebbe essere davvero molto più di un classico momento per godersi un’opera del passato.
L’esperienza partorita dai ragazzi di 7Levels con Kong: Survivor Instinct è decisamente buona, salvo alcuni scivoloni – forse voluti – su una trama davvero tirata per i capelli ed estremamente forzata, ma tutto sempre a favore di una struttura e meccaniche di gioco che per quanto folli per alcuni versi, riescono a essere convincenti nel quadro generale. Ci si diverte, c’è un po’ di follia e Kong distrugge tutto. Bene così. Forse è giusto non chiedere altro.









